Frame Foto Festival | ALIENazione Graziano Panfili
FRAME Foto festival, fotografia, workshop, mostre fotografiche, parma, salsomaggiore terme, laboratorio creativo, bambini, maratona fotografica, self community
2295
single,single-portfolio_page,postid-2295,ajax_fade,page_not_loaded,,wpb-js-composer js-comp-ver-4.12,vc_responsive

ALIENazione
Graziano Panfili

.

Ognuno ha il suo piccolo razzo…

.

Quante volte abbiamo desiderato cambiare vita, lavoro, città… La sensazione di vivere secondo coordinate tracciate da circostanze non sempre modificabili, in un modo che – pur nella sua apparente familiarità – diventa improvvisamente estraneo, alieno e dove lo spazio per coltivare i sogni è custodito nella prosa della quotidianità, diventa in questi scatti poesia del sogno possibile. Nell’angolo di mondo che è stato assegnato ad ogni individuo, è possibile ancora salire a bordo di un razzo immaginario e, con sembianze quasi inumane, andare incontro al sogno personale. Questo lavoro è stato concepito come una ricerca sulle aspirazioni delle persone comuni che vivono una vita diversa da quella che hanno sempre sognato: il geometra che sogna di fare il fotografo, la maschera che lavora nel cinema che avrebbe voluto diventare un attore famoso, l’impiegata dell’ufficio postale aspirante scrittrice…

Ciascuno di noi si crede “uno”, ma non è vero: è “tanti” (Luigi Pirandello)

Graziano Panfili ce l’ha fatta e il suo lavoro è una portata speciale che lascia il sapore di qualcosa che forse ognuno di noi vorrebbe dire, ma non sa come. Lui ha usato il linguaggio che conosce, quello delle immagini. Ha raccolto le esperienze di persone che si sentono estranee al percorso troppo vincolante della propria vita. Viaggiando per mezza Italia ha raggiunto Michelangelo, Omar, Silvia e tanti altri costretti in un orto dalle pareti troppo alte, ma ancora in grado di immaginare un volo. Fin sulla luna, magari. Li vediamo compresi nella fissità delle loro aspirazioni, saldamente ancorati agli orizzonti limitati del luogo alieno in cui l’esistenza li ha confinati. Però quella tuta aerospaziale, le luci marziane dello scafandro, la determinazione con la quale guardano l’obiettivo indagatore, sono espressione di energia potenziale, catarsi di una via di fuga. Ognuno di loro porta il segno di un incantesimo venuto a patti con la realtà, la più inverosimile di tutte le astrazioni. L’autore ha cercato i suoi soggetti attraverso la grande rete dei contatti: Facebook. Quello inseguito era un preciso profilo: persone che sentissero lo strappo tra vissuto e desiderio, gente concreta disposta a mettersi in gioco per inseguire una vocazione, che sentisse l’impellente necessità espressiva della propria realizzazione umana e professionale. L’idea di questo viaggio, irto di pericoli e delusioni, è fin dall’inizio ben chiara nell’idea dell’autore; egli sceglie una divisa per i suoi personaggi, in modo da accumunare le diverse personalità: la tuta aerospaziale rende tutti ugualmente pronti al grande salto verso la propria aspirazione. Il grande casco – come l’avrà trovato resterà nella leggenda – illuminato internamente, è la sfera di contenimento delle idee ma è anche espediente tecnico che risolve la visibilità del volto nelle condizioni di scatto più sfavorevoli. Genera, inoltre, un efficace effetto di straniamento, artificio che evidenzia la lontananza dal quotidiano, il disagio.

Category

Mostre 2015